L’Italia sospesa tra debito e speranze di crescita

L’Italia sospesa tra debito e speranze di crescita

Quando si guarda all’economia italiana si rimane stupiti di quanto la percezione della realtà sia distante dalle dichiarazioni di chi ci governa.

La percezione da parte dei cittadini è ormai abbastanza vicina alla realtà: di lavoro non se ne trova, anzi chi lo possiede è conscio del suo precario equilibrio; i conti delle famiglie vacillano esattamente come quelli dello Stato, che sommerso dai debiti non si pone il minimo scrupolo nell’inasprire la pressione fiscale.

Se invece si presta attenzione alle dichiarazioni di chi ci governa: siamo ancora una volta – ma questa volta per davvero? – di fronte alla ripresa, non vi sono nuove tasse anzi vi sono restituzioni per stimolare il mondo del lavoro.

Per quanto riguarda la ripresa, ancora non se ne vede; il dato del Pil del terzo trimestre 2013 è stato negativo, meno 0,1%, nulla di grave se non fosse che si tratta del nono trimestre negativo consecutivo.

Ma ora ci sarà ripresa? Probabile; il dato del prossimo trimestre potrebbe essere finalmente positivo e secondo le stime Mazziero Research potrebbe situarsi tra lo 0,1 e lo 0,3%.

Ma un conto è presentare trimestre su trimestre solidi incrementi positivi alimentati dalla ripresa industriale e un altro è presentare variazioni trimestrali a cavallo della linea dello zero, sorretti da un settore produttivo asfittico.

All’appello mancano gli otto punti e mezzo di Pil persi dall’inizio del 2008 e la domanda è: in quanto tempo verranno recuperati? Il governo quali misure sta adottando perché ciò avvenga?

Chi ci racconta che non sono state aggiunte nuove tasse è semplicemente ridicolo, perché non può guardare solo all’azione di governo, ma deve, ed è sua precisa responsabilità, guardare a come incide la pressione fiscale nel suo complesso. Il gioco delle tre carte del tagliare i trasferimenti, per poi assistere a un aumento dei tributi locali, o ad esempio quello di tassare le banche, ignorando che poi i costi vengano trasferiti ai clienti ormai obbligati a possedere un conto bancario, è un insulto all’intelligenza dei cittadini.

E sul debito siamo di fronte alla barzelletta, una barzelletta che però non tiene più, la Commissione Europea ha rimandato al mittente la bozza della Legge di Stabilità in quanto non rispetta gli impegni in merito alla riduzione del debito e all’adozione di riforme fiscali strutturali.

Strano, verrebbe da dire, ma non ci avevano raccontato che questa bozza aveva già un benestare di massima e quindi le modifiche avrebbero dovuto essere a saldi invariati? Bene i saldi sono da rivedere e da abbassare.

Ma il problema non è tanto che venga bocciata la Legge di Stabilità, ma il fatto che per farla stare in piedi in base agli impegni assunti si inventino dei criteri di finanza innovativi, rendendo palese il proprio dilettantismo e cercando in modo maldestro e beffardo di prendersi gioco delle Istituzioni Europee.

Solo per citare un esempio è il caso della spesa per interessi, che viene indicata in funzione dello spread con i titoli tedeschi e non, come dovrebbe, in funzione di una stima dei futuri tassi di remunerazione dei titoli di Stato.

Intanto il debito pubblico ammonta a 2.068 miliardi, poco al di sotto del record storico di 2.075 miliardi del giugno scorso e secondo le stime Mazziero Research potrebbe segnare un nuovo massimo storico già nella prossima rilevazione relativa al mese di ottobre. L’incremento del debito potrebbe arrivare fino a 20-21 miliardi il che lo porterebbe a circa 2.089 miliardi. La nota positiva è che tale stima potrebbe non avverarsi in funzione degli appostamenti di bilancio relativi al pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione verso i privati.

Secondo la Mazziero Research quel cammino verso la stabilità dei conti pubblici non è ancora iniziato e lo si rileva dalle numerose informazioni sui dati economici italiani riportate nel XII Osservatorio trimestrale, liberamente scaricabile al link:
Italia 3 trim 2013: Pil, debito & Co.
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Andrew Lawford
andrew@mazzieroresearch.com
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