EUROPA, L’INVERNO CON LE SCORTE AI MINIMI – ARTICOLO DI GIACOMO PRANDELLI

EUROPA, L’INVERNO CON LE SCORTE AI MINIMI – ARTICOLO DI GIACOMO PRANDELLI

Stoccaggi al 60,8%, flussi russi ormai marginali e LNG del Golfo esposto alle tensioni su Hormuz: il continente entra nella stagione fredda con un margine di sicurezza eccezionalmente ridotto.

 

Articolo di Giacomo Prandelli

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Introduzione di Maurizio Mazziero
Sebbene l’Italia si trovi in una situazione migliore, gli stoccaggi di gas per Olanda e Germania sono insolitamente bassi.
Potrebbe trattarsi di un calcolo confidando in un inverno meno rigido, ma se non dovesse essere così… 
Il rischio per l’Europa non sarebbe soltanto di avere meno gas, ma di dover pagare un premio crescente per assicurarsi le molecole necessarie a superare l’inverno.
Qui l’interessante articolo di Giacomo Prandelli.
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“Le carenze energetiche potrebbero colpire l’Europa già dal prossimo mese.”

Wael Sawan, CEO di Shell

L’Europa si avvicina all’inverno con un problema che non riguarda soltanto il livello delle scorte, ma la capacità di ricostituirle in tempo. Al 15 agosto gli stoccaggi dell’Unione Europea erano pieni al 60,8%, il dato più basso per questo periodo dell’anno da quasi 20 anni. In una fase in cui i serbatoi dovrebbero avvicinarsi al livello di sicurezza, il margine resta invece insolitamente sottile.

La criticità nasce da una combinazione nuova: il venir meno strutturale del gas russo via tubo e, nello stesso momento, l’incertezza sui carichi di LNG provenienti dal Golfo. L’Europa ha sostituito parte della dipendenza dai gasdotti con una crescente esposizione alle rotte marittime. Ora anche questa seconda linea di approvvigionamento è sotto pressione.

1. Stoccaggi in ritardo e doppia stretta sull’offerta

L’obiettivo resta arrivare vicino al 90% prima dell’inverno, ma il ritmo attuale delle iniezioni rende il traguardo sempre meno realistico. Le stime citate nell’analisi indicano un possibile picco tra il 70% e il 75% entro fine ottobre, lasciando l’Europa con 15-20 miliardi di metri cubi in meno rispetto a un cuscinetto considerato normale.

Prima della guerra, i gasdotti russi consegnavano all’Europa circa 150 miliardi di metri cubi l’anno. Oggi quei volumi sono ridotti a una frazione, mentre il LNG qatariota, che deve quasi interamente transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, è esposto alle interruzioni provocate dal conflitto. Il bilancio del gas si irrigidisce quindi proprio nei mesi destinati all’accumulo delle scorte.

2. La vulnerabilità è concentrata nel Nord Europa

La media europea nasconde differenze profonde. I Paesi Bassi hanno stoccaggi poco sopra il 40% e la Germania è intorno al 50%. Sono i 2 mercati più esposti perché combinano scorte basse con un’elevata domanda per riscaldamento, industria e generazione elettrica.

Per l’Italia il quadro è decisamente più favorevole: tra i principali mercati europei considerati è il Paese meglio posizionato, con stoccaggi al 79,2%. La Spagna dispone inoltre di un’ampia capacità di rigassificazione, mentre la Francia beneficia del peso del nucleare nel mix elettrico, che riduce il fabbisogno di gas per la produzione di energia. In caso di inverno anticipato o particolarmente rigido, la pressione emergerebbe quindi prima nel cuore industriale dell’Europa nord-occidentale, soprattutto in Germania e nei Paesi Bassi.

3. Il rischio si sposta sul prezzo del LNG

Il gas può ancora essere acquistato, ma sempre più a condizioni dettate dalla concorrenza globale. Con meno cargo disponibili dal Golfo, l’Europa deve contendere ogni volume marginale agli acquirenti asiatici. Un’ondata di freddo in Cina, Giappone o Corea trasformerebbe rapidamente il mercato spot del LNG in un’asta al rialzo.

Il segnale è già visibile sulla curva del TTF: il premio dei contratti invernali rispetto a quelli estivi è salito su livelli record, indicando che il mercato attribuisce un valore crescente alla disponibilità di gas nei mesi freddi. Se Hormuz restasse compromesso fino all’inverno, gli scenari citati nell’analisi indicano prezzi europei tra 70 e 100 euro per MWh, con livelli superiori in caso di danni alle infrastrutture energetiche del Golfo.

 

L’effetto non si fermerebbe al riscaldamento. In molti mercati europei le centrali a gas continuano a determinare il prezzo marginale dell’elettricità: un aumento del TTF si trasferirebbe quindi anche alle bollette e ai costi industriali. Il rischio per l’Europa non è soltanto avere meno gas, ma dover pagare un premio crescente per assicurarsi le molecole necessarie a superare l’inverno.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Fondatore della Mazziero Research, Socio Onorario SIAT (Società Italiana di Analisi Tecnica), esperto in materie prime, si occupa di analisi finanziarie, reportistica e formazione. Docente Academy Euronext Borsa Italiana, collabora con OROvilla e ABS Consulting. Coautore del libro “Le Mappe del Tesoro” e “Geopolitica delle Terre Rare”, ha scritto numerosi testi economico-finanziari, fra cui “Investire in materie prime” e “Guida all’analisi tecnica”. Ha pubblicato per quindici anni un Osservatorio sui dati economici italiani ed è spesso invitato come esperto di mercati ed economia a convegni, seminari e programmi radiotelevisivi.

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