DUE CONSIDERAZIONI SU UNA GUERRA CHE SI ALLARGA E MUOVE I MERCATI – Articolo di Giacomo Prandelli

DUE CONSIDERAZIONI SU UNA GUERRA CHE SI ALLARGA E MUOVE I MERCATI – Articolo di Giacomo Prandelli

Articolo di Giacomo Prandelli

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Introduzione di Maurizio Mazziero
Una guerra che continua ad allargarsi e una regia occulta per guidare le decisioni di…
Leggi la tesi intrigante nell’articolo di Giacomo Prandelli.
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Le 2 considerazioni che sto maturando: il conflitto sta superando i confini del Golfo e l’Iran ha imparato a usare il petrolio per mettere sotto pressione inflazione e Fed.

«Nel mezzo del caos c’è anche un’opportunità.»
Sun Tzu, L’arte della guerra

Questa nota ha una struttura diversa dal solito. Sono 2 le considerazioni che collegano questi eventi: la guerra ha superato i confini del Golfo e il petrolio è diventato sempre più centrale nel rapporto tra inflazione e politica monetaria americana.

1ª storia: una guerra che continua ad allargarsi

Fino a poche settimane fa il centro della crisi era lo Stretto di Hormuz. Poi gli Houthi hanno aperto un 2° fronte nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb. Ora il conflitto ha raggiunto anche le rotte costruite proprio per aggirarlo.

Con Hormuz quasi impraticabile, l’Arabia Saudita ha aumentato l’uso del corridoio Yanbu-Ain Sokhna-SUMED-Sidi Kerir. Il greggio viene trasferito dal Mar Rosso al Mediterraneo e poi spedito verso l’Asia passando dal Capo di Buona Speranza. La deviazione aggiunge circa $5 al barile, quasi $10 milioni per ogni VLCC, e ha trasformato l’Egitto da osservatore a snodo essenziale del sistema energetico regionale.

Il 29 luglio esplosioni e incendi hanno colpito il terminal LNG di Damietta, coinvolgendo un’unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione e almeno 1 metaniera. Il terminal non fa parte del corridoio utilizzato dal greggio saudita, ma il segnale è evidente: l’Egitto è diventato un hub del gas e la principale alternativa per il petrolio saudita.

 

Anche la rotta sul Mar Rosso è finita nel mirino. Il 27 luglio un attacco Houthi ha fermato la raffineria di Jazan, con una capacità di 400.000 barili al giorno, mentre sono stati rivendicati attacchi contro Yanbu, lo sbocco dell’oleodotto Est-Ovest. La via progettata per evitare Hormuz è diventata essa stessa un bersaglio.

Il passaggio più pericoloso è avvenuto nel Mar Caspio. Nella notte del 25 luglio l’Ucraina ha colpito obiettivi russi e navi accusate di trasportare armi iraniane. Teheran ha denunciato il coinvolgimento di una nave commerciale iraniana e ha convocato il rappresentante ucraino. Per la 1ª volta Iran e Ucraina si trovano apertamente su fronti opposti: la guerra europea e quella mediorientale stanno iniziando a convergere.

 

2ª storia: l’Iran ha imparato a influenzare petrolio, inflazione e Fed

Il 29 luglio la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati al 3,50-3,75% per la 5ª riunione consecutiva. Trump vuole ottenere contemporaneamente petrolio e tassi più bassi: energia meno cara significa minore pressione sui prezzi e più spazio per ridurre il costo del denaro.

 

A metà luglio l’escalation tra Stati Uniti e Iran aveva spinto Brent verso $100. La successiva pausa negli attacchi, annunciata per lasciare spazio alla diplomazia, ha fatto scendere il prezzo proprio mentre la Fed si preparava a decidere. Washington ha così dimostrato di poter ridurre il premio di guerra rallentando il ritmo delle operazioni militari.

Poche ore prima della decisione della Fed, però, l’Iran ha lanciato missili contro la base statunitense di Al-Azraq, in Giordania. I missili sono stati intercettati, ma il danno non era il vero obiettivo. Il messaggio era chiaro: un attacco diretto alle forze americane può riportare il rischio nel prezzo del petrolio molto più rapidamente di un incidente contro una singola nave.

La mia conclusione, che resta un’interpretazione, è che Washington e Teheran abbiano ormai compreso lo stesso meccanismo. Quando gli attacchi si fermano, il petrolio scende e Trump può rivendicare un successo. Quando l’Iran colpisce una base, il premio di rischio ritorna, l’inflazione resta più alta e la Fed perde libertà di manovra.

Non esistono prove che le operazioni militari vengano sincronizzate con il calendario della Fed. Tuttavia, la sequenza di luglio: pausa, calo del petrolio, attacco alla base e tassi invariati, mostra quanto guerra, energia e politica monetaria siano ormai intrecciate.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Fondatore della Mazziero Research, Socio Onorario SIAT (Società Italiana di Analisi Tecnica), esperto in materie prime, si occupa di analisi finanziarie, reportistica e formazione. Docente Academy Euronext Borsa Italiana, collabora con OROvilla e ABS Consulting. Coautore del libro “Le Mappe del Tesoro” e “Geopolitica delle Terre Rare”, ha scritto numerosi testi economico-finanziari, fra cui “Investire in materie prime” e “Guida all’analisi tecnica”. Ha pubblicato per quindici anni un Osservatorio sui dati economici italiani ed è spesso invitato come esperto di mercati ed economia a convegni, seminari e programmi radiotelevisivi.

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