Falsi miti e credenze del mercato commodity

Falsi miti e credenze del mercato commodity

Proviamo a pensare a un’azienda agricola che possiederà il prodotto, per esempio il grano, nel momento del raccolto; durante tutta la fase della maturazione vi saranno delle fluttuazioni di prezzo in funzione della domanda e offerta del prodotto. In alcuni momenti vi potranno essere sottovalutazioni in altri sopravvalutazioni e in assenza di un mercato future l’agricoltore non potrebbe trarre beneficio dai prezzi favorevoli fintantoché il raccolto fosse giunto a maturazione; solo con fortune alterne potrebbe, in linea teorica, trovare un cliente che accetti i prezzi correnti a cui vendere forward la merce, legandosi nel contempo “mani e piedi” al compratore e assumendosi un rischio controparte.

Con un mercato future efficiente, e per efficiente si intende un mercato con numerosi scambi e con un accesso non limitato agli operatori del settore che potrebbero muoversi in sintonia fra loro in funzione dei prezzi, sarà sufficiente vendere future per fissare il prezzo del prodotto di cui si avrà disponibilità in una data futura.

La medesima operazione verrà fatta, ma sul lato dell’acquisto, da quelle aziende di trasformazione o utilizzatrici della merce, ad esempio industria alimentare o impianti zootecnici, ogniqualvolta troveranno un prezzo favorevole sul mercato; in questo modo le aziende riusciranno a ottimizzare i loro budget di acquisto.

Ovviamente le aziende agro-alimentari non avranno alcun interesse al momento della scadenza del future a procedere alla consegna o al ritiro della merce direttamente dalla borsa; le ragioni sono diverse: da un lato i costi di trasporto e sdoganamento e dall’altro la possibilità che le caratteristiche della commodity consegnata non corrisponda esattamente a quella della merce necessaria.

Pertanto, le aziende che avevano utilizzato il contratto future a scopo di copertura provvederanno qualche tempo prima a chiudere la posizione, realizzando il profitto o la perdita che compenserà con più o meno precisione la differenza di prezzo sulla merce fisica.

È questo il momento in cui il mercato finanziario cede il testimone al mercato fisico e gli operatori svolgono le normali compravendite con le controparti con cui vi sono consolidate prassi di consegna e dello standard della merce.

Generalmente questo tipo di spiegazione getta gli “articolisti in erba” nello sconforto, dannandosi l’anima per non aver considerato prima la scarsa convenienza di ritirare a Chicago un carico di frumento quando lo si può fare ugualmente a pochi chilometri dalla propria azienda.

Vi è tuttavia un ulteriore punto da esplorare: per quale motivo la speculazione dovrebbe mantenere un prezzo della merce allineato a quello della merce fisica? A prima vista non vi è alcun motivo e la speculazione non ha alcun interesse nel farlo.

La spiegazione sta nel fatto che l’aggancio fra commodity finanziaria e merce fisica è svolto dagli operatori del settore in quanto si tratta di una redditizia attività di arbitraggio.

La curva forward dei future, in assenza di particolari tensioni sull’equilibrio tra domanda e offerta, assume prezzi crescenti all’allungarsi della scadenza del future. La differenza di prezzo tra un future e il successivo riflette i maggiori costi per immagazzinare, conservare, assicurare e finanziare il possesso di materia prima per il periodo di tempo corrispondente.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Fondatore della Mazziero Research e socio Ordinario Professional SIAT (Società Italiana di Analisi Tecnica). Autore di numerosi libri, fra cui “Guida all’analisi tecnica”, “Investire in materie prime” e “La crisi economica e il macigno del debito”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari e programmi radiotelevisivi; pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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