Un sondaggio sull’Eurozona

Un sondaggio sull’Eurozona

Introduzione
In questo articolo andremo ad analizzare i risultati di un interessante sondaggio che è stato pubblicato nella prima decade di settembre da parte di Financial Times/Harris Poll.
Non è usuale per noi pubblicare un sondaggio, dato che non siamo un’agenzia giornalistica e nemmeno aspiriamo a diventarlo, ma ugualmente ci siamo cimentati a commentare i risultati per una serie di motivazioni:

  • Il sondaggio è stato pressoché ignorato dall’informazione italiana.
  • I temi del sondaggio sono collegati agli argomenti del nostro Osservatorio.
  • I risultati del sondaggio presentano una visione italiana differente dagli altri paesi.

Il sondaggio
Il sondaggio è stato condotto online nella settimana tra il 14 e il 23 agosto 2011 ed ha riguardato un campione di 5.134 persone tra i 16 anni (18 per l’Italia) e i 64 anni abitanti in 5 nazioni europee: Francia (1.031 persone), Germania (1.030), Regno Unito (1.048), Spagna (1.024) e Italia (1.001).
Il campione per ciascuna nazione è stato selezionato in modo da rispettare le attuali proporzioni nazionali in termini di età, sesso, educazione, regione e utilizzo di Internet.
Le risposte ad alcune domande del sondaggio sono state aggregate in gruppi coerenti per ragioni di sintesi.

Le domande e i risultati
Prima domanda: “Allo stato attuale ritiene che la Grecia dovrebbe restare nell’euro?”

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Il primo grafico riporta le risposte alla prima domanda: mentre Francia e Regno Unito tendono ad avere un equilibrio tra le varie risposte, con una comprensibile tendenza all’indifferenza per i cittadini britannici esterni al sistema euro, le restanti tre nazioni risultano maggiormente polarizzate.
Estrema sfiducia da parte dei tedeschi, il 54% dei quali pensa che la Grecia dovrebbe uscire dall’euro; più comprensione da parte di spagnoli e italiani, che propendono per una permanenza di Atene rispettivamente per il 45 e il 59% degli intervistati.

Seconda domanda: “Alcuni sostengono che gli altri membri della zona euro dovrebbero fare di più per aiutare la Grecia a rimanere nell’Eurozona. In che misura è d’accordo o in disaccordo con questo punto di vista?”

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Il secondo grafico, mostra come le posizioni diventino più nette, sebbene permanga una forte preponderanza di indifferenti fra i britannici (42%). I francesi (43%) e i tedeschi (47%) sono generalmente in disaccordo per ulteriori aiuti alla Grecia, mentre spagnoli (46%) e italiani (43%) pensano che si dovrebbe fare di più.

Terza domanda: “Con che grado di fiducia pensa che la Grecia sarà in grado di restituire i prestiti?”

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Il terzo grafico presenta delle risposte interessanti, perché se da un lato anche i britannici (67%) si aggregano ai francesi (64%) e ai tedeschi (74%) per esprimere un’estrema sfiducia nella capacità di rimborsare i prestiti da parte della Grecia, anche gli spagnoli tendono a mostrarsi non troppo benevoli, dato che la sfiducia raggiunge il 43%. Di tutt’altro tenore invece gli italiani che mostrano sfiducia solo nel 23% degli intervistati, mentre i fiduciosi e gli abbastanza fiduciosi raggiungono il 77% degli intervistati.
Si può qui osservare che mentre le prime due domande polarizzavano le vedute, fra paesi che si considerano virtuosi e i paesi del bacino del Mediterraneo, al di là di un’indifferenza britannica, le posizioni erano abbastanza delineate Francia e Germania da un lato e Spagna e Italia dall’altro.
Qui invece si considera la possibilità di poter restituire i prestiti, se la risposta appare abbastanza scontata per Regno Unito, Francia e Germania, quella spagnola appare realistica e disincantata. La vera sorpresa è rappresentata dall’illusione italiana, un atteggiamento che in parte potrebbe derivare da un’eccessiva benevolenza, ma dall’altra potrebbe invece rappresentare il fatto che gli italiani vivono ancora di speranze e non hanno compreso l’effettiva profondità della crisi che stiamo attraversando.

Quarta domanda: “Con che grado di fiducia pensa che la Grecia riformerà la sua economia per garantire di non dover ricorrere ad ulteriori sostegni finanziari da parte dell’UE in futuro?”

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Il quarto grafico presenta un ulteriore variazione di tendenza; il trio formato dai cittadini britannici (56%), francesi (50%) e tedeschi (49%) resta estremamente sfiduciato nei confronti del popolo greco e pensa che se anche vi saranno delle riforme economiche non saranno sufficienti ad evitare di ricorrere ad ulteriori finanziamenti UE in futuro. I più convinti stranamente non sono i tedeschi ma gli inglesi, che quindi esprimono con forza la loro diffidenza nella stabilità dell’unione monetaria e quindi confermano la loro volontà nel non parteciparvi. Gli italiani conservano una visione benevola nei confronti dei greci, mostrandosi fiduciosi o abbastanza fiduciosi, per l’88% degli intervistati, che le riforme economiche che verranno adottate da Atene riusciranno ad evitare ulteriori richieste di aiuto comunitario; solo il 12% degli intervistati esprime sfiducia in un percorso di risanamento greco. Ma la sorpresa proviene ancora una volta dagli intervistati spagnoli che si dividono quasi equamente tra fiduciosi, abbastanza fiduciosi e non fiduciosi; è un’espressione di incertezza, ma anche di scarsa fiducia nei confronti di un popolo mediterraneo. I giudizi degli spagnoli non cessano di mostrare un grado di aderenza alla realtà, a differenza degli italiani che sembrano più rispondere in base ai sentimenti che ai dati reali. Viene da domandarsi se gli italiani possiedano davvero uno spirito oggettivo di valutazione, o siano rimasti contagiati da un lungo periodo di politica basata sui sogni, oppure rispondano in tale modo perché male informati sulla reale portata della crisi o semplicemente, visto che le domande non riguardano espressamente il nostro paese, pensano che fornire una risposta positiva non guasta e non può far male.

Quinta domanda: “Ripone fiducia nel fatto che i responsabili politici europei saranno in grado di affrontare la crisi del debito nell’Eurozona?”

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Il quinto grafico presenta un ulteriore variazione nel tenore delle risposte. I britannici mantengono il loro grado di estrema sfiducia nel 44% degli intervistati; d’altra parte non si fa riferimento ai loro governanti e non ci è dato sapere se invece nei confronti dei politici del Regno Unito vi sia maggiore fiducia. Gli intervistati di Francia, Germania e Spagna danno delle risposte abbastanza in linea fra loro, da evidenziare solo i francesi che restano più diffidenti attribuendo un maggior consenso all’atteggiamento abbastanza fiducioso (40%). Gli italiani invece continuano a riporre una sostanziale fiducia nei confronti dei politici europei (83%), mentre la sfiducia è mostrata solo dal 17% degli intervistati. Anche questo dato è abbastanza curioso in quanto è nota ormai la completa disaffezione italiana nella classe dirigente del paese, si sarebbe potuto pensare che il medesimo risentimento vi fosse anche nei confronti dei politici europei, invece il risultato ripone molte aspettative nei politici di Bruxelles; viene da domandarsi se gli intervistati dissocino così l’esercizio della politica europea da quella di Roma senza pensare che anche a Bruxelles vi sono rappresentanti dei partiti italiani oppure attribuiscano una maggiore fiducia e competenza ai politici italiani una volta che siano stati eletti nel Parlamento Europeo.

Sesta domanda: “Quali impatto avranno le misure di austerità nel risolvere la crisi del debito in Europa?”

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Il sesto grafico mostra un’ulteriore faccia della medaglia, la risposta viene polarizzata dall’appartenenza o meno all’Eurozona: i britannici non si pronunciano in modo netto, distribuendosi in modo quasi uguale nelle varie categorie di risposte. Sembra quasi che il problema non li riguardi o non sia particolarmente sentito; forse si sentono al di fuori della crisi o con una possibilità di uscirne senza molti danni. Di diverso tenore la risposta di francesi, italiani, spagnoli e tedeschi: la maggior parte degli intervistati, con una percentuale intorno al 60%, pensano che le misure di austerità avranno un impatto negativo nel risolvere la crisi. A sorpresa questa è la risposta in cui gli italiani si sono espressi con il maggior grado di aderenza alla realtà.

Conclusioni
Le sei domande del sondaggio poste a un campione di cittadini britannici, francesi, italiani, spagnoli e tedeschi hanno mostrato il loro diverso atteggiamento nei confronti della crisi europea; alcuni aspetti sono prevedibili, altri presentano inaspettate differenze. Abbastanza prevedibile è l’indifferenza britannica al problema dell’Eurozona, ma stranamente anche al problema del debito; estremamente scontata la sfiducia dei francesi e dei tedeschi nei confronti dei paesi del bacino del Mediterraneo, ma che scarsamente tiene conto dei problemi del debito in casa propria. Le grandi differenze vengono invece dal confronto fra spagnoli e italiani; entrambi credono nella solidarietà fra cugini europei, ma i primi sono ben consci che tali aiuti difficilmente saranno sufficienti e permetteranno di risolvere la crisi, mentre gli italiani mostrano una fiducia che rasenta quasi l’incoscienza.
E’ ragionevole chiedersi, anche di fronte alle risposte di questo veloce sondaggio svolto su un campione molto contenuto, se gli italiani abbiano davvero percepito la profondità reale di questa crisi, se abbiano perlomeno un barlume di idea sulle soluzioni che ci permetteranno di uscirne stabilmente e soprattutto con quale prezzo sociale.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Fondatore della Mazziero Research, socio Professional SIAT (Società Italiana di Analisi Tecnica), si occupa di analisi finanziarie, reportistica e formazione e partecipa al Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Coautore del nuovissimo libro “Le mappe del Tesoro”, ha scritto numerosi testi economico-finanziari, fra cui “Investire in materie prime” e “Guida all’analisi tecnica”. Viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia a convegni, seminari e programmi radiotelevisivi; pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari e programmi radiotelevisivi; pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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