Raffinerie in fiamme, petrolio stabile – Articolo di Giacomo Prandelli

Raffinerie in fiamme, petrolio stabile – Articolo di Giacomo Prandelli

Articolo di Giacomo Prandelli

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Introduzione di Maurizio Mazziero
In questo articolo Giacomo Prandelli commenta come il prezzo del petrolio abbia acquisito una certa stabilità, malgrado le numerose interruzioni di fornitura.
Il petrolio non sta più inviando un segnale sui prezzi del reale stato di offerta: il mercato non sta reagendo dove molti si aspettano.
Scopriamo il perché.
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Cari lettori,

Tra il 2 e il 20 aprile 2026 oltre dieci tra raffinerie, centrali e pipeline sono state colpite da incendi, esplosioni o attacchi in sette paesi. Nonostante questo, il prezzo del Brent è salito solo di circa 3 dollari. Questo apparente paradosso è il punto centrale: il mercato non sta reagendo dove molti si aspettano.

 

Gli eventi non hanno una sola causa. Si dividono in tre categorie. Primo, attacchi legati alla guerra: raffinerie russe colpite da droni ucraini, infrastrutture nel Golfo sotto pressione. Secondo, incidenti industriali: impianti vecchi o sotto stress che cedono, come in Australia o Romania. Terzo, casi ambigui: nuovi impianti con problemi operativi, come in India o Messico.


Non c’è una “mano unica” dietro tutto. La spiegazione è più semplice ma più preoccupante: il sistema globale di raffinazione è già sotto pressione e opera al limite. Quando si aggiungono tensioni geopolitiche, il risultato economico è simile indipendentemente dalla causa.

Perché il petrolio non è salito di più? Ci sono tre motivi principali.

Primo, molte di queste perdite erano già scontate. Il mercato si aspettava problemi su Russia e Iran da mesi.

Secondo, l’impatto si è visto nei prodotti raffinati, non nel greggio. Benzina e diesel hanno registrato forti aumenti nei margini. Questo indica che il collo di bottiglia è nella raffinazione, non nella produzione di petrolio.

Terzo, il mercato si aspetta interventi. Arabia Saudita e Stati Uniti sono visti come fornitori di ultima istanza. Questa fiducia calma i prezzi, anche se potrebbe essere eccessiva.

Il cessate il fuoco annunciato ad aprile ha ridotto la tensione mediatica e abbassato i costi di trasporto nel Golfo. Tuttavia, non ha cambiato i flussi reali. Il blocco contro l’Iran è rimasto. Il petrolio iraniano non è tornato sul mercato.

In sostanza, il sistema energetico globale sta assorbendo lo shock senza un’esplosione dei prezzi, ma lo fa riducendo la domanda e comprimendo i margini. È un equilibrio fragile.

Cosa significa per chi investe? Guardare solo il prezzo del petrolio è fuorviante. Il vero segnale è nei margini di raffinazione e nella capacità operativa degli impianti. Il rischio non è un picco improvviso del greggio, ma un deterioramento progressivo dell’offerta di prodotti raffinati.

Il mercato non è tranquillo. Sta semplicemente reagendo in modo meno visibile.

 

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Fondatore della Mazziero Research, Socio Onorario SIAT (Società Italiana di Analisi Tecnica), esperto in materie prime, si occupa di analisi finanziarie, reportistica e formazione. Docente Academy Euronext Borsa Italiana, collabora con OROvilla e ABS Consulting. Coautore del libro “Le Mappe del Tesoro” e “Geopolitica delle Terre Rare”, ha scritto numerosi testi economico-finanziari, fra cui “Investire in materie prime” e “Guida all’analisi tecnica”. Ha pubblicato per quindici anni un Osservatorio sui dati economici italiani ed è spesso invitato come esperto di mercati ed economia a convegni, seminari e programmi radiotelevisivi.

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