Le due facce dell’inflazione

Le due facce dell’inflazione

L’inflazione sale o scende? Ambedue. Recentemente sul sito di uno dei giornali a maggiore tiratura abbiamo potuto leggere una notizia di questo tipo: “A marzo inflazione all’1,7%: prezzi al consumo in flessione rispetto all’1,9% di febbraio”; nel contempo la Mazziero Research pubblicava l’aggiornamento del grafico dell’inflazione che, come preannunciato in un precedente articolo di febbraio, vedeva un forte movimento in crescita.
Come può essere? Come possono coesistere due analisi così divergenti?

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Per iniziare occorre dire che l’inflazione si presta già di per sé a diverse interpretazioni; questo perché è un dato che misura la velocità con cui crescono i prezzi. Se a marzo i prezzi crescono dell’1,7% rispetto all’anno precedente, mentre a febbraio crescevano dell’1,9% non significa che i prezzi calano, ma semplicemente che crescono con una velocità inferiore. L’effetto sulle nostre tasche è sempre negativo, diventiamo lo stesso più poveri, ma con una rapidità leggermente inferiore.

Se si presenta il dato in termini relativi è facile fare confusione; lo stesso giornalista è stato tratto in inganno, dato che non ci permettiamo di mettere in dubbio la sua buonafede.
Il modo corretto per interpretare il dato è quello di utilizzare il valore dell’indice, esattamente come appare nel grafico. Se l’indice partiva a base 100 nel 2005 e a marzo 2013 ha segnato 119,4, valore più alto rispetto ai precedenti, significa:

  1. che l’inflazione è salita;
  2. che in poco più di 8 anni il potere di acquisto è diminuito di quasi il 20%, ovvero riempire il sacchetto della spesa ci costa un quinto in più.

Ma i tranelli delle misure di inflazione non sono tutti qui; l’articolo citato si riferiva a un indice di inflazione (NIC) che aveva segnato un +0,3% rispetto al mese precedente e un 1,7% rispetto all’anno precedente, il grafico Mazziero Research si riferiva all’indice IPCA che aveva registrato un +2,3% rispetto al mese precedente e +1,8% rispetto a un anno prima.
Ma allora qual è l’indice da considerare? Entrambi, visto che è l’Istat che li pubblica, anzi a dire il vero ve ne sarebbe un terzo. Per cercare di fare chiarezza, vediamo di cosa si tratta.

NIC: indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività. E’ una misura dell’inflazione considerando la collettività nazionale come un’unica grande famiglia.

FOI: indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. E’ una misura dell’inflazione rilevata in base ai consumi delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente.

IPCA: indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione Europea. E’ una misura dell’inflazione comparabile tra i diversi paesi europei, in base a una metodologia di calcolo comune definita dall’Eurostat.

Ciascuno di questi indici attribuisce dei valori differenti ai pesi dei panieri, le differenze sono in genere abbastanza contenute se si esclude una maggiore discrepanza al peso attribuito ai servizi sanitari. A ciò si aggiunge che l’esame di dettaglio dei singoli componenti dei panieri e le revisioni periodiche dei prodotti sotto osservazione lasciano talvolta trasparire delle stravaganze poco comprensibili al comune pensiero.

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Ma per evitare di rendere comparabili gli indici tra loro si inserisce un ulteriore fattore, il momento di ritaratura dell’indice a 100; NIC e FOI sono stati portati a base 100 nel 2010, l’IPCA nel 2005. Ciò rende fuorviante quindi confrontarli tra loro nelle variazioni mensili dato che NIC e FOI si attestano attualmente intorno a 107, mentre l’IPCA veleggia ormai a ridosso di 120, evidenziando una differenza di circa il 10%.

E’ giustificato chiedersi se davvero tutti questi indici forniscano un valore aggiunto, perlomeno alla percezione del fenomeno inflativo da parte della cittadinanza. Pur giustificando la presenza di più metodi di misurazione è parere di chi scrive che tv e carta stampata dovrebbero fare uno sforzo di semplificazione, selezionando una volta per tutte un indice di cui rendere conto.
La Mazziero Research da parte sua continuerà nei suoi Osservatori sui dati economici ad utilizzare l’IPCA che permette un costante raffronto con tutti i paesi dell’Unione Europea.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Fondatore della Mazziero Research, socio Professional SIAT (Società Italiana di Analisi Tecnica), si occupa di analisi finanziarie, reportistica e formazione e partecipa al Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Coautore del nuovissimo libro “Le mappe del Tesoro”, ha scritto numerosi testi economico-finanziari, fra cui “Investire in materie prime” e “Guida all’analisi tecnica”. Viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia a convegni, seminari e programmi radiotelevisivi; pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari e programmi radiotelevisivi; pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

2 Comments
  • Pingback:L’inflazione sale o scende? Ambedue | finanzaoperativa.com
    Posted at 12:29h, 08 Aprile

    […] all’1,7%: prezzi al consumo in flessione rispetto all’1,9% di febbraio”. Nel contempo la Mazziero Research pubblicava l’aggiornamento del grafico dell’inflazione che vedeva un forte movimento in […]

  • Pingback:Anonimo
    Posted at 15:08h, 08 Aprile

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