Obama e il fiscal cliff

Obama e il fiscal cliff

Dopo la vittoria elettorale e il meritato riposo nel periodo del Thanksgiving (Ringraziamento) Obama entra in un periodo delicato, sia nella politica estera che in quella interna.

Per quanto riguarda la politica estera, l’alleato Netanyahu non ha atteso molto per creare dei grattacapi; vedremo quanto durerà il cessate il fuoco, ma il fatto che alcuni missili palestinesi giunti sul territorio israeliano fossero di fabbricazione iraniana ci può far ben comprendere che il conflitto potrebbe ampliare di molto il suo raggio.
Per le conseguenze rimandiamo a un commento sull’Importanza dello Stretto di Hormuz.

Dal punto di vista interno invece Obama si trova di fronte alla tanto temuta stretta fiscale, meglio conosciuta come fiscal cliff. Questo burrone, precipizio, baratro fiscale, l’hanno chiamato in vari modi è un composto di aumenti di tassazione e tagli di spesa che può essere così sintetizzato:

Incremento della tassazione
Oltre 500 miliardi di dollari (scadenza tagli disposti da Bush e altri aumenti).

Taglio spesa pubblica
Circa 110 miliardi di dollari (metà proveniente dal taglio delle spese militari).

Impatto
Riduzione del debito federale: circa 607 miliardi di dollari.
Riduzione posti di lavoro nel 2013: circa 3,4 milioni.
Disoccupazione nel 2013: dal 7,9 attuale a un ipotetico 9,1%.

Applicazione
Senza nuove disposizioni la gran parte di queste modifiche entrerà automaticamente in vigore dall’inizio di gennaio 2013.

A un occhio nostrano, non possiamo nascondere qualche sentimento di ammirazione per il fatto che negli Stati Uniti si parli di tagli di spesa pubblica, quando dalle nostre parti si parla solo di incremento di tassazione, e che le misure entrino in vigore in modo automatico qualora non vi siano disposizioni di emendamento.

Per quanto riguarda le cifre in gioco l’impatto potrebbe essere tale da spingere gli Stati Uniti in recessione, i mercati già da tempo alternano il loro stato in risk on e risk off, contemplando gli effetti del fiscal cliff; ma al di là delle emozioni che trascinano i mercati in una altalena infinita quali sviluppi potrebbe prendere questa faccenda?

Gli elettori repubblicani parteggiano per una riduzione delle tasse, mentre quelli democratici per un ampliamento delle tutele sociali. Ovviamente le due posizioni sono in contrapposizione.

Obama probabilmente continuerà ad amministrare come ha fatto nel passato: prestando più attenzione alle tutele che all’aumento del debito. Taglierà le spese, ma meno di quanto dovrebbe; difficile che si sguarnisca troppo anche sul lato delle spese militari, visto i pericoli che abbiamo espresso in premessa. Probabilmente qualche modifica anche sul piano sanitario dovrà apportarla dato che effettivamente le spese appaiono difficilmente sopportabili nel lungo termine.
Sul fronte della tassazione qualcosa dovrà essere aumentato, ma è probabile che tali aumenti siano minori di quelli preventivati sia per ragioni politiche che per motivi economici. Sul fronte politico Obama non può dimenticare che se il Senato è a maggioranza democratica, la Camera dei Rappresentanti è retta dai repubblicani; dal punto di vista economico Obama non può ignorare le ricadute sul fronte dell’occupazione, dato che un ridimensionamento della forza lavoro colpirebbe principalmente il proprio elettorato.

Barack Obama nel corso di questi 30 giorni cercherà di trovare una mediazione non facile, con il classico colpo al cerchio e alla botte. Dal canto suo la Fed continuerà la politica di stimoli, in modo accondiscendente nei confronti della politica della Casa Bianca, dato che anche per Ben Bernanke ci si avvicina alla fine del mandato nel 2014.

In pratica tutto continuerà, esattamente come in Europa, cercando di comprare tempo e se ciò lo si deve fare ampliando il debito poco male. I mercati azionari forse potrebbero anche beneficiarne, almeno finché vi sarà fiducia nella cartamoneta; ma prima o poi, si sa, la fiducia nella capacità di rimborsare il debito verrà meno. Come potrà accadere non lo sappiamo, potrebbe essere un evento insignificante, “un battito d’ali di farfalla dall’altra parte dell’Oceano” (Pacifico?) per innescare una forte instabilità.
A quel punto non resteranno che i beni reali: alimenti, case, terreni e l’oro a fare da metro di misura.
Non sappiamo se potrà davvero accadere così, ma la storia ci ha insegnato che i sogni, come la stampa di denaro dal nulla, prima o poi hanno un termine e che la razionalità riprende il sopravvento sulla follia.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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