12 Giu Shell dice che mancano 1,2 miliardi di barili. Ed è la Cina il motivo per cui il petrolio non è già a 150 – Articolo di Giacomo Prandelli
Articolo di Giacomo Prandelli
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Introduzione di Maurizio Mazziero
I conti non tornano, mancano 10-11 milioni di barili al giorno.
Eppure il prezzo non sale, chi lo tiene compresso ha un nome e cognome..
Leggilo nell’articolo di Giacomo Prandelli.
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Cari mercanti,
Il numero questa settimana l’ha messo nero su bianco Wael Sawan, CEO di Shell. Al mercato mancano 1,2 miliardi di barili di greggio. Tradotto: sono 12 giorni di consumo mondiale che non ci sono più. Il Brent continua a viaggiare sopra i 90 dollari dopo gli ultimi raid americani sul sud dell’Iran. C’è una sola spiegazione per cui queste due cose stanno insieme. E ha le ore contate.
Il buco più grande mai dichiarato in questa guerra
Sawan dice che il buco “si allarga ogni giorno”, e che oltre il 10% della produzione mondiale è ferma. L’AIE conferma: l’offerta è scesa di 10 o 11 milioni di barili al giorno a marzo, sui 97 milioni totali. Le scorte OCSE stanno scivolando verso i 2,3 miliardi di barili entro dicembre, il livello più basso dal 2003. Per Sawan servirà “vicino a un anno, forse di più” perché il mercato fisico torni normale. In pratica stiamo prendendo a prestito dal futuro.
Per capire la scala basta guardarsi indietro. La rivoluzione iraniana del 1979 tolse 5,6 milioni di barili al giorno e triplicò i prezzi. L’invasione del Kuwait del 1990 ne tolse 4,3 milioni. Stavolta il vuoto è grande quanto i due eventi sommati. E a differenza del 2022, quando i barili russi continuavano a circolare sotto altre bandiere, questi barili non sono stati spostati. Sono spariti.
Un mercato così tirato non dovrebbe stare sopra i 90
Oggi, 11 giugno, il cessate il fuoco è saltato in 48 ore. Gli Stati Uniti hanno colpito di nuovo l’Iran e Teheran ha chiuso Hormuz al traffico. Le scorte americane di greggio sono scese di altri 7,2 milioni di barili, settima settimana di fila in calo. Eppure il Brent resta nei bassi 90 dollari. Un mercato così tirato, con lo snodo principale chiuso, non dovrebbe trattare lì. Lo stress c’è. Il prezzo no.
E allora chi tiene basso il petrolio? Non l’OPEC. Non la domanda. Non la pace. Un compratore solo.
La spiegazione è semplice. I futures seguono la notizia del giorno, il fisico segue il barile vero. Finché ogni raffineria trova il suo carico perché c’è qualcuno che svuota i serbatoi al posto suo, la curva non si spaventa. Il giorno in cui quel carico non si trova più, i due mercati si ricongiungono. E lo fanno in modo brusco.
Il compratore che ha smesso di comprare
Sinopec, il più grande compratore di greggio del pianeta, da due mesi non tocca un barile saudita. Le allocazioni saudite di luglio per la Cina sono a 12 milioni di barili per l’intero mese, ovvero 387 mila al giorno. È un minimo storico.
Che sia scelta politica e non questione di prezzo lo dimostra una cosa sola. Aramco ha tagliato il prezzo di luglio per l’Asia di 6 dollari al barile, e i compratori non si sono fatti vedere lo stesso. Uno sconto da 6 dollari che non muove volumi vuol dire che quel volume non è in vendita a nessun prezzo.
Le importazioni cinesi oggi viaggiano tra 6,7 e 7,5 milioni di barili al giorno, dal 35 al 40% sotto la media 2025, circa 3 milioni in meno di un anno fa. La Cina ha passato il 2024 e il 2025 a riempire ogni serbatoio con greggio a buon mercato. Adesso ne scarica tra 700 e 800 mila al giorno, un ritmo che può tenere all’incirca fino al terzo trimestre.
Due superpotenze, un accordo non detto
Due governi stanno usando le riserve strategiche nello stesso momento, ma in direzione opposta. La Cina svuota i propri serbatoi per non pagare il petrolio a prezzi di guerra. Gli Stati Uniti svuotano l’SPR ed esportano volumi record per tenere giù il prezzo prima delle elezioni di metà mandato. Stesso strumento, scopi opposti, e di fatto un’intesa silenziosa tra i due maggiori consumatori per non far correre il prezzo.
Il prezzo sullo schermo non è scoperto dal mercato, è amministrato. E i prezzi amministrati reggono solo finché chi li gestisce ha scorte da bruciare. Quando quel cuscinetto sparisce, 150 dollari smettono di essere uno scenario estremo e diventano lo scenario base.
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