Parola d’ordine: rendere i cittadini più poveri

Parola d’ordine: rendere i cittadini più poveri

Nelle statistiche marzo è il mese peggiore per l’oro, pur combinando in modo diverso estesi periodi di osservazione la negatività del terzo mese dell’anno resta una costante.

Ed è stato così anche per il 2014, le quotazioni dopo aver toccato dei massimi poco sopra 1.390 sono scese violentemente sino a lambire 1.275 e restituendo al mercato il 50% del progresso da inizio anno.

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Al momento la zona di 1.275 sembra aver assorbito la furia ribassista, ma il panorama di fondo che aveva guidato i rialzi da inizio anno in un solido canale rialzista è da rivedere.

La reazione del 4 aprile sembrerebbe aprire la strada a ulteriori recuperi, ma resta la cautela dato che non mancano gli ostacoli a 1.325 e poi nell’area posta tra 1.350 e 1.360; senza il superamento di questi obiettivi resta perfettamente inutile cercare di individuare traguardi più ambiziosi.

Al ribasso invece si possono trovare altri argini, il principale è senz’altro il livello di prezzo di 1.250 e zone limitrofe, dove nel passato i volumi di scambio sono stati molto elevati, come si riscontra anche dalla lunghezza delle linee blu tra 1.250 e 1.225. (Nota: la lunghezza orizzontale delle linee blu rappresenta i volumi scambiati in ciascun intervallo di prezzo, più è lunga la linea blu maggiore è il suo ruolo di supporto/resistenza).

Proprio 1.225 costituirebbe l’ultimo baluardo per evitare l’affondo verso 1.200, appena prima di precipitare verso i minimi di fine giugno e fine dicembre 2013 a 1.180.

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Nel frattempo continuano a ritmo vertiginoso le importazioni cinesi di oro attraverso la porta di Hong Kong, le importazioni dei primi due mesi di quest’anno si sono mantenute al di sopra alle già notevoli quantità dei corrispondenti mesi del 2013 e del 2012.

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Come si aveva già riportato in precedenti occasioni, la Cina è il primo produttore mondiale di oro con una quota del 14,5%; di questo oro ne esce poco dai confini nazionali, anzi ne entra molto, e quindi il Paese resta anche il primo consumatore con una quota stimata intorno al 50% della produzione mondiale annua.

Ma i cinesi non sono i soli ad essere affezionati al metallo giallo: India, Russia e Turchia sono tradizionalmente estimatori del valore aureo, mentre ultimamente si sono affacciati anche l’Iraq e il Giappone.
In particolare i cittadini del Sol Levante esprimono una certa preoccupazione sulla perdita del valore di acquisto dello Yen a seguito della politica monetaria della Banca Centrale guidata da Haruhiko Kuroda; dal canto suo, inoltre, il Premier Shinzo Abe ha appena alzato le tasse sul consumo (VAT, la nostra Iva) portandole dal 5 all’8%, con il progetto di farle salire al 10% entro l’anno prossimo.

Cambiano i Paesi e cambiano le culture, ma quando uno Stato si trova in affanno da eccessivo debito le ricette sono sempre le stesse: rendere i cittadini più poveri svalutando il potere di acquisto della moneta e tassando il tassabile.
Chi ci segue nel sito Mazziero Research sa che l’oro resta uno dei pochi modi per difendersi nel medio-lungo termine.

 

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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