L’oro ritorna ai minimi del 2013

L’oro ritorna ai minimi del 2013

L’ottava inizia con un’eredità pesante dopo una settimana al cardiopalma per le borse europee, salvate in extremis dai buoni dati della disoccupazione americana: un invidiabile 5,9%, rispetto al nostro 12,3%.

Periodo critico anche per le quotazioni delle materie prime, spinte al ribasso dalla forza del dollaro, giunto ormai a 1,25 sull’euro; gli agricoli sono da tempo sotto pressione, a seguito di produzioni record, il petrolio è sceso sotto i 90 dollari al barile, incurante delle tensioni geopolitiche, e l’oro non gode certo di buona salute.

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Dopo due settimane di strenua difesa sulla linea dei 1.210 dollari, il metallo giallo ha ceduto pesantemente nella seduta di venerdì scorso violando i 1.200 dollari l’oncia e avvicinandosi a quei minimi di 1.180 che avevano arginato le quotazioni a giugno e dicembre dell’anno scorso.

A questo punto il progresso del 2014 è stato completamente polverizzato dalle forze ribassiste e si appalesano cupi scenari. Quota 1.180 potrà ancora richiamare gli acquisti o invece siamo destinati a quel target di 1.050 dollari entro la fine dell’anno indicato da Goldman Sachs?

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E ancora: se questo target venisse raggiunto, non si potrebbe presentare l’occasione per spingere i prezzi al di sotto della soglia psicologica dei 1.000 dollari e portare alla capitolazione definitiva degli ultimi spaesati estimatori del metallo giallo?

Va considerato infatti che in un panorama in cui le banche centrali sono impegnate a comprare tutto il comprabile (titoli di stato, asset backed securities, covered bond) e a fornire liquidità a buon mercato gli investimenti si dirigono senza limite verso asset rischiosi, svilendo la funzione rifugio dell’oro e relegandolo a “barbara reliquia”.

Ma siamo sicuri che questa situazione possa durare ancora a lungo? Sono davvero in grado le banche centrali di tappare le falle derivanti da un debito insostenibile? Stiamo andando verso un’epoca in cui l’oro è solo un materiale per confezionare monili luccicanti?

Una plausibile risposta la potremmo trovare in un articolo di Alan Greespan, ex governatore della FED, pubblicato recentemente da Foreign Affairs: “l’oro è l’ultima forma di denaro universalmente accettato[..]. Le valute si basano sulla garanzia di credito delle nazioni e potrebbero non essere accettate, mentre l’oro da oltre 2.000 anni ha sempre costituito una forma di pagamento indiscussa”.

Parleremo di mercati, materie prime e investimenti nel corso del progetto didattico di Aspettando ITForum: “Investire sui mercati finanziari” a Carpi, 22-23 novembre; dettagli e programma alla pagina LINK

 

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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