Oro, quadro moderatamente positivo

Oro, quadro moderatamente positivo

Nonostante le esitazioni degli ultimi tre mesi, l’oro chiude il primo semestre del 2014 con un guadagno del 12%. Ma non è il risultato di un percorso lineare: dopo aver toccato 1.392 dollari l’oncia, con un guadagno del 18%, ha ripiegato un terzo del suo progresso per raggiungere quota 1.320.

L’aspetto tecnico permane controverso: dopo la formazione di un death cross (l’incrocio ribassista delle medie mobili a 50 e 200 periodi, rispettivamente in blu e rosso nella figura) è apparso il corrispondente golden cross, negando le precedenti prospettive e assumendo nel contempo una configurazione che potrebbe presentarci ulteriori incroci ravvicinati prima di assumere una direzionalità più definita.

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È parere di chi scrive che tali incroci siano poco significativi, perché avvengono in una situazione di quotazioni poco mosse; tuttavia i prezzi stanno cercando di forzare la resistenza di 1.330-1.335, e potrebbero guadagnare spazi ambiziosi: prima 1.390, con un possibile proseguimento sino a 1.430.
Si tratta di traguardi a portata di mano, che potrebbero essere raggiunti entro la fine dell’anno; allo stesso tempo, però, sarebbe auspicabile che l’allungo delle quotazioni fosse preceduto da una breve fase di ripiegamento che portasse i prezzi ad appoggiarsi sul supporto dinamico rappresentato dalla trendline rialzista (in colore blu) passante per 1.290-1.300.

Fra le curiosità dell’ultimo mese, occorre evidenziare lo sviluppo dell’operazione di rientro in patria dell’oro tedesco custodito presso la Fed.
Riassumendo, la Bundesbank vedendosi ripetutamente negare o limitare le ispezioni al proprio oro presente nei caveau della Fed aveva deciso lo scorso anno di provvedere al rimpatrio di 300 tonnellate, con un piano di otto anni (per approfondimenti è possibile leggere i precedenti articoli: Operazione “Gold zurück in die Heimat” e Oro forse il peggio è passato).
In conseguenza del lento procedere del rientro dei lingotti, la comunità finanziaria aveva iniziato a sospettare della reale esistenza di quest’oro presso la Fed.
A questo punto Norbert Barthle, il portavoce al bilancio del Gruppo Parlamentare della Cancelliera Merkel, ha tenuto a precisare: “Gli americani si stanno prendendo cura del nostro oro” aggiungendo “oggettivamente, non c’è assolutamente alcuna ragione di diffidenza”.

Verrebbe da dire che “il rappezzo è peggio del buco…”; pur non potendo fare ipotesi sulla reale consistenza di oro alla Fed è chiaro che qualcosa stia andando storto.
Cosa si cela dietro a questo mutamento di rotta dei tedeschi? Si tratta di captatio benevolentiae disinteressata o è collegato a qualche tipo di salvacondotto bancario o finanziario?

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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