Oro fa rima con toro

Oro fa rima con toro

Un gennaio da dimenticare per le borse azionarie, ma brillante per l’oro che ha messo a punto un progresso del 5,3% da inizio anno.

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Interessante anche lo sviluppo grafico che, dopo il forte ribasso di ottobre, ha costruito una figura di minimo arrotondato tra novembre e dicembre per poi avviare una fase crescente nel corso del mese di gennaio.

La configurazione viene gergalmente chiamata “tazza con manico”, per la sua evidente somiglianza, ma nella pratica è determinata da vendite che perdono la loro spinta ribassista, per poi lasciare posto alle ricoperture e al conseguente recupero dei prezzi.

Ottimo il segnale di acquisto giunto martedì scorso (26 gennaio) con il superamento di 1.113 dollari l’oncia, corrispondente ai massimi dell’8 gennaio; dopo aver lambito i 1.125 dollari, le quotazioni si trovano ora in una fase di pullback che dovrebbe mantenersi sopra i 1.100 dollari per non capovolgere lo scenario da rialzista a ribassista.

Se, invece, nella prossima settimana si dovesse tornare oltre 1.125 dollari, gli importanti traguardi di 1.150 e 1.175 potrebbero presto risultare a portata di mano.

Le notizie, invece, non sono così confortanti per le miniere: Barrick Gold ha recentemente annunciato svalutazioni per 3 miliardi di dollari, ma tutto il settore è in forte fase di ristrutturazione con licenziamenti, cali produttivi e abbandono dei progetti di sviluppo e ricerca.

Nel migliore dei casi la diminuzione della produzione aurifera nel 2016 potrebbe risultare del 3-5%, ma potrebbe spingersi sino al 10% qualora le quotazioni si mantenessero al di sotto dei 1.100 dollari l’oncia.

È evidente come si stiano creando le condizioni per un futuro rialzo dell’oro: ci troviamo di fronte a un settore che strutturalmente si trova a fronteggiare un calo nella scoperta di nuovi giacimenti e in una concentrazione di metallo prezioso a livelli sempre più infinitesimali.

Acquisti banche centrali

Al tempo stesso non mancano fra le banche centrali quante non si facciano minimamente impensierire dalla convinzione occidentale che l’oro non serva più a nulla e acquistino a mani basse, ben contente di trovare i prezzi al 40% di sconto rispetto alle quotazioni di cinque anni fa.

Da gennaio a novembre dello scorso anno la Russia ha acquistato 185 tonnellate di oro (valore attuale 6,5 miliardi di dollari), la Cina, al netto delle 604 tonnellate comprate tra aprile 2009 e giugno 2015, ha acquistato altre 85 tonnellate tra luglio e novembre e infine il Kazakistan da gennaio a novembre ha incrementato le proprie riserve di 27 tonnellate di oro.

Sono numeri spaventosi che non riflettono minimamente l’attuale clima di fiducia e i rendimenti negativi sui titoli emessi da Stati fortemente indebitati.

Per il buon padre di famiglia è giunto il tempo di considerare che po’ d’oro nel cassetto non ha mai fatto male a nessuno.


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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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