Cosa può fermare lo shale oil americano

Cosa può fermare lo shale oil americano

Dopo un lieve calo la settimana scorsa, abbiamo avuto un ennesimo aumento delle trivelle in funzione negli Stati Uniti, che sono passate da 756 a 763 con un incremento di 7 impianti nel corso dell’ultima ottava.

Le quotazioni del petrolio dopo uno spunto positivo che le ha portate a ridosso di 47,50 dollari al barile sono tornate a scendere, rimanendo quindi ingabbiate nella zona di oscillazione 42,50-47,50, un livello che come abbiamo spiegato nell’articolo Qual è il break-even dello shale oil americano è ampiamente sufficiente non solo a mantenere l’attuale produzione ma anche a incrementarla in diverse contee.

 

Ma allora, a questo punto, cosa mai potrà ridurre l’estrazione di shale oil negli Stati Uniti?

Forse solo i terremoti.

Fonte USGS

La figura qui sopra, ma anche la prima in alto sono state pubblicate dall’USGS, l’ente americano di rilevamento geologico, che ha rilevato nel corso degli anni una intensa attività di terremoti indotti dalle attività di estrazione.

In genere i terremoti indotti dall’attività umana sono di modesta intensità, ma sono sufficientemente forti per essere avvertiti dalla maggior parte delle persone, sebbene spesso non causino danni alle strutture.

Fonte EIA

In Oklahoma, dove il numero delle perforazioni è notevole e queste impiegano l’iniezione di acqua (e altre sostanze in sospensione) per procedere alla frantumazione delle rocce, il numero di terremoti è significativamente aumentato dal 2009.

Prima del 2009, in Oklahoma si verificavano uno o due terremoti di bassa intensità all’anno. Come si può osservare dal grafico sopra dell’EIA, dal 2014, in Oklahoma i terremoti di bassa intensità sono uno a due al giorno, con alcuni casi di magnitudine elevata (tra magnitudine 5 e 6) che hanno creato anche dei danni.

Il problema è estremamente percepito in Oklahoma, dove vi sono condizioni geologiche che rendono più probabile l’attività sismica. La roccia sottostante le formazioni di scisto presenta fatturazioni che le rende più suscettibili alle sollecitazioni causate dall’iniezione dei fluidi.

Senza queste condizioni geologiche, la sismicità indotta sarebbe molto meno frequente, come ad esempio accade nelle regioni di Bakken, nel North Dakota e in Montana.

Ci si può domandare a questo punto se un acuirsi dell’attività sismica potrà in futuro spingere gli abitanti a chiedere la sospensione dell’attività estrattiva.

Difficile dare una risposta definitiva, in quanto i pozzi di estrazione hanno uno sviluppo cellulare che può influenzare certe contee e lasciarne indenni altre, inoltre i proventi beneficiano i proprietari del terreno, ma potrebbero creare anche un benefico indotto per la comunità. È abbastanza probabile quindi che gli abitanti continueranno a sopportare il disagio fintantoché vi sarà un rapporto favorevole tra il beneficio privato o comune conseguito e il danno (anche psicologico) eventualmente subito.

Resta il fatto che continuare a monitorare l’evoluzione dell’attività sismica potrebbe essere utile per capire per tempo quando la misura di sopportazione sarà colma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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