Qual è il break-even dello SHALE OIL americano

Qual è il break-even dello SHALE OIL americano

Il petrolio, in questo scorcio di metà giugno, si mantiene al di sotto dei 45 dollari, mentre il conteggio delle trivelle in funzione negli Stati Uniti continua ad aumentare.

Secondo i dati Baker Hughes pubblicati il 16 giugno scorso siamo giunti a 747 pozzi in funzione con un aumento del 122% negli ultimi 12 mesi (si veda il grafico sotto).

È naturale quindi chiedersi: Qual è il break-even dello SHALE OIL americano? Quale sarà il livello di prezzo che NON renderà più conveniente attivare nuovi impianti di estrazione negli Stati Uniti?

Per rispondere a questa domanda ci siamo avvalsi di un sondaggio effettuato dalla Federal Reserve Bank of Dallas, che possiamo ritenere particolarmente significativo visto che il Texas è il maggior produttore statunitense di petrolio.

Il grafico qui sopra riassume le risposte delle aziende alla seguente domanda: Nelle due maggiori aree in cui la tua azienda è attiva, qual è il prezzo del petrolio WTI che permette di coprire i costi operativi delle trivelle in funzione?

Nell’asse orizzontale abbiamo la suddivisione per zone dei giacimenti e il numero in basso indica il numero delle aziende estrattive che hanno risposto. Le barre colorate indicano il prezzo minimo e massimo, mentre il valore riportato sulla linea di colore nero indica il prezzo medio.

Tralasciando l’ultimo segmento a destra del grafico, che riguarda gli impianti convenzionali non shale oil, possiamo notare che nel giacimento Permian Midland (parte centrale del Texas) è possibile estrarre profittevolmente con un minimo di 10 dollari e un massimo di 55. La media delle risposte indica un prezzo di 24 dollari.

La zona Scoop/Stack, appena sopra il Texas in Oklahoma, riesce ad operare con un prezzo minimo di 8 dollari al barile e massimo di 40, la media è un po’ più alta del precedente giacimento e si trova a 27 dollari.

Ciascun lettore può continuare autonomamente l’osservazione proseguendo verso destra nel grafico e trovando i valori per ciascun giacimento.

Passiamo quindi a un altro dato interessante.

Il secondo grafico, sempre della Federal Reserve Bank of Dallas, mostra le risposte delle aziende alla seguente domanda: Nelle due maggiori aree in cui la tua azienda è attiva, qual è il prezzo del petrolio WTI necessario per rendere profittevole la trivellazione di un nuovo pozzo?

Naturalmente qui vediamo dei valori differenti, ma già a 25 dollari il barile vi sono delle zone nel giacimento Permian Midland che possono essere avviate a nuove trivellazioni. Il prezzo medio invece è intorno a 46 dollari.

Considerando le sole medie, prezzi del petrolio compresi tra 46 e 53 dollari al barile permettono non solo di coprire i costi operativi degli impianti esistenti, ma anche di attivare nuovi pozzi e aumentare la produzione.

Concludendo, per innalzare il prezzo del petrolio l’OPEC può fare solo una cosa: tagliare selvaggiamente la produzione – cosa che non sta facendo e sarà incapace di fare – cercando di riassorbire l’eccedenza di scorte e creare un deficit di produzione a livello mondiale.

Al tempo stesso, agli attuali livelli tecnologici, non sarà certo il prezzo basso a fermare l’aumento di produzione degli Stati Uniti.

 

 

 

 

 

Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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