TRIVELLE USA siamo al capolinea?

Conteggio pozzi in funzione negli Stati Uniti

TRIVELLE USA siamo al capolinea?

Solo un lieve aumento delle trivelle in funzione negli Stati Uniti questa settimana: secondo i dati della Baker Hughes i pozzi in funzione sono aumentati di sole 2 unità a 722 impianti.

È da fine dicembre che non si aveva un incremento così contenuto, siamo forse arrivati alla fine della crescita degli impianti? Difficile fornire una risposta univoca, dato che ci troviamo solo di fronte a un unico dato settimanale che può risultare fuorviante, possiamo tuttavia cercare di fare qualche considerazione al riguardo:

  1. Il grafico sopra ci mostra come l’avvio di nuovi pozzi iniziò circa 4-5 mesi dopo il rialzo del prezzo del petrolio dai minimi al di sotto dei 30 dollari; a partire dall’inizio di quest’anno il prezzo del petrolio si è stabilizzato intorno a 55 dollari per poi scendere a inizio marzo. Quindi potremmo essere di fronte a un fisiologico ripiegamento.
  2. I nuovi impianti non possono crescere all’infinito, anche perché si è avuto un processo di efficentamento tecnologico che consente di perforare un unico pozzo verticale che poi si sviluppa con 24 trivelle orizzontali (per meglio comprendere gli aspetti produttivi relativi allo shale oil si vedano anche le pagine da 114 a 120 del libro Investire in materie prime). Quindi difficilmente si tornerà ai 1.600 pozzi in funzione nell’ottobre del 2014.
  3. Il costo di estrazione varia da contea a contea, ma già oggi vi sono siti produttivi che estraggono con un breakeven di 26 dollari il barile. Indipendentemente da ciò, una volta che la preparazione del pozzo è stata completata è possibile che la società estragga anche sottocosto per poter far fronte al pagamento degli interessi sui finanziamenti ottenuti.
  4. Pur con il miglioramento tecnologico le estrazioni di shale oil hanno un forte decadimento produttivo nel giro di 6-12 mesi, ne consegue che a un certo punto gli impianti vengono chiusi e spostati verso altri punti di trivellazioni a distanza di qualche miglia. Siamo a un anno dall’inizio dell’attivazione di molti impianti, si veda grafico in alto, è plausibile che alcuni di questi vengano gradulamente disattivati e migrati.

Quindi il rallentamento di nuove attivazioni, o anche un calo dei pozzi in funzione, potrebbe proprio essere una condizione momentanea di alcuni mesi per poi tornare a un recupero.

Pozzi perforati ma non completati DUC

Questo aspetto sembrerebbe confermato anche dall’analisi dei DUCs (Drilled but Uncompleted Wells – Pozzi perforati ma non completati): dopo una diminuzione nel corso del 2016, per una messa in funzione di impianti precedentemente trivellati, questi sono tornati a salire, segno che vi sono numerosi giacimenti “pronti” a entrare in funzione (5.721 impianti a fine aprile 2017).

Produzione petrolio USA

Concludendo la produzione di petrolio negli Stati Uniti gode di ottima salute e con i suoi 9,3 milioni di barili al giorno sta quasi raggiungendo i massimi di metà 2015 (con un numero di impianti inferiore); a tutti gli effetti ci troviamo di fronte a un trend che durerà ancora per lungo tempo.

Socio Professional SIAT 2017

 

 

 

 

 

Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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