Oro: più raro di quanto si pensi

Oro: più raro di quanto si pensi

Riprendiamo di seguito per chi non avesse avuto l’opportunità di leggerlo l’articolo della Mazziero Research pubblicato il 21 dicembre dal sito ITForum.

L’oro dalla notte dei tempi ha rappresentato un simbolo di potenza e ricchezza; numerosi imperatori e dittatori, anche nel recente passato, hanno dimostrato un’avidità spasmodica nell’accumularlo.
Lo scambio di oro a fini monetari ha fornito nei secoli la garanzia massima che il commercio sarebbe andato a buon fine; ma da quando è iniziata la stampa di banconote l’oro è stato relegato a “barbara reliquia”.

Eppure di oro ne esiste molto meno di quanto si pensi, sino ad oggi ne sono state estratte 171.300 tonnellate (dato a fine 2011), di cui il 66,5% dal 1950 ad oggi. Praticamente il quantitativo di oro nel mondo costituisce un cubo di meno di 21 metri per lato, meno del volume d’acqua contenuto in 4 piscine olimpioniche.
Meno ancora sono le riserve accertate: sotto terra si stima che vi siano circa 25.000 tonnellate estraibili con profitto alle tecnologie correnti; queste rappresentano un piedistallo di circa 3 metri al cubo di 20,73 metri (si veda la figura).

 

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Nel 2011 sono state estratte 2.800 tonnellate, mentre nei primi 9 mesi del 2012 ne sono state estratte 2.100; al ritmo attuale di estrazione, fra 9 anni la produzione di oro potrebbe terminare.
In realtà il metallo giallo non finirà mai, perché molto prima che ciò accada ci penseranno i prezzi a razionarlo; ma allo stesso tempo è abbastanza presumibile che nuovi giacimenti verranno scoperti.

Un ragionamento senz’altro di buon senso, che però si scontra con una realtà un po’ più complicata. Gli alti prezzi dell’oro hanno spinto le compagnie minerarie ad investire sempre di più nella ricerca di nuove vene d’oro; nel 2002 venivano destinati alla ricerca 2,5 miliardi di dollari, nel 2009 la cifra era raddoppiata e l’anno scorso si sono raggiunti 8 miliardi di dollari.

I risultati di questo poderoso investimento alla ricerca del metallo prezioso sono visibili nella figura successiva: un costante ed inesorabile calo, tanto che le nuove scoperte nel 2009 ammontavano a circa 1.000 tonnellate l’anno, poco più di un terzo del ritmo di estrazione.

 

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Sicuramente i futuri progressi tecnologici potranno rendere economici nuovi progetti, ma non dobbiamo dimenticarci che alcuni costi sono ineludibili. Uno di questi è la quantità di materiale da movimentare e l’energia necessaria per farlo: infatti da 1 tonnellata di materiale roccioso si ricavano meno di 10 grammi di oro, con una concentrazione media dello 0,0005%.

Il successivo processo di raffinazione comporta una serie di ulteriori passaggi piuttosto costosi; nel sito Mazziero Research (cliccando qui) è possibile trovare un breve articolo al riguardo e un video di 6 minuti che ne descrive le varie fasi.

Anche questi aspetti, prettamente industriali, portano a prevedere prezzi tendenzialmente in crescita per l’oro, a prescindere dalle argomentazioni di politica monetaria e di debito sovrano; la Mazziero Research ne è convinta tanto da includere nei propri portafogli una percentuale significativa del metallo giallo. Inoltre a supporto delle scelte di investimento in oro è appena stato pubblicato il secondo aggiornamento dello studio Oro e strumenti di investimento; per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito nella sezione analisi.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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