Oro o dollari: cosa preferire?

Oro o dollari: cosa preferire?

Se guardiamo il grafico dell’oro nell’ultimo mese possiamo notare come le quotazioni non siano notevolmente cambiate, ma come sia mutato il panorama di fondo:

  • Violazione del supporto di lungo termine a 1.335 dollari l’oncia.
  • Abbandono del canale rialzista di medio termine iniziato alla fine di giugno.
  • Formazione di un canale ribassista di medio termine.

Ciò nonostante vi sono altri due aspetti da considerare:

  • Il livello di 1.300 dollari l’oncia sembra giocare un forte ruolo di supporto (ancora per quanto?) e le spinte al di sotto di tale livello vengono recuperate nel giro di qualche seduta.
  • L’oscillatore stocastico (14, 3, 3) staziona in una zona neutra senza fornire utili indicazioni, anzi palesando una forte indecisione di fondo.

Cliccare per ingrandire

 

Se allarghiamo il nostro orizzonte di analisi possiamo osservare come l’oro si trovi tra il gruppo delle peggiori materie prime da inizio anno con una perdita del 21,3% (senza considerare la perdita da rollover); peggio ancora ha fatto l’argento che presenta un arretramento del 28,5% da gennaio ad oggi.

Cliccare per ingrandire

 

È evidente che questi dati sono un “pugno allo stomaco” diretto agli investitori che hanno eletto l’oro (e l’argento) a componente essenziale del proprio portafoglio; i dubbi iniziano ad affiorare e lo si riscontra anche attraverso l’andamento del Gold Investor Index di Bullion Vault.

Cliccare per ingrandire

 

Le forti discese dell’oro ad aprile avevano determinato una corsa agli acquisti di metallo fisico, spingendo l’indice al livello di 58,6 (un dato oltre 50 indica un maggior numero di acquirenti netti, viceversa un dato inferiore a 50 indica una maggiore consistenza di venditori); a settembre questo indice segnava un più modesto 53, presentando ancora una prevalenza di acquisti ma ridimensionata.

È un chiaro segnale che l’atteggiamento degli investitori è diventato più cauto, peggio ancora sembra che anche i fan dell’oro più convinti inizino ad essere disorientati, quasi come un pugile colpito al volto per aver mantenuto una guardia troppo bassa.

Ed ora? Ci siamo sbagliati? Abbiamo davvero pensato che si rovesciasse il mondo, mentre ora si va verso un riemergere dalla lunghissima crisi iniziata nel 2008?

La risposta non è semplice e soprattutto non è definitiva, inoltre affermare di averla sarebbe segno di arroganza; alla Mazziero Research preferiamo indagare ai dettagli che stridono con ciò che sembra evidente.

Mentre l’occidente ha venduto senza pietà sul mercato future, vi sono alcuni paesi che hanno acquistato a piene mani:

  • La Cina continua importare mensilmente da Hong Kong oltre 100 tonnellate d’oro; le importazioni dei primi 7 mesi del 2013 ammontano a 867 tonnellate e hanno superato le 835 tonnellate dell’intero 2012.
  • La Russia nel 2013 ha aumentato le riserve auree della banca centrale di 58 tonnellate, acquistando ogni mese da gennaio ad agosto.
  • La Turchia nel 2013 ha aumentato le riserve auree della banca centrale di 104 tonnellate.

Cliccare per ingrandire

 

Il fatto che queste nazioni continuino ad acquistare oro non è casuale; essi stanno costruendo la loro posizione futura come player degli scambi internazionali e lo fanno anche a suon di lingotti.

Avranno ragione loro? O ci conviene mantenere la fiducia verso chi continua a “stampare” a colpi di 85 miliardi di dollari al mese e presto dovrà alzare il limite del debito pubblico oltre i 16.700 miliardi per evitare il default?

 

Print Friendly and PDF

Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

2 Comments