Falsi miti e credenze del mercato commodity

Falsi miti e credenze del mercato commodity

Pubblichiamo di seguito un articolo già apparso nel Quaderno SIAT – Pubblicazione Ufficiale della Associazione Italiana Analisi Tecnica – Anno VIII numero del 15 luglio 2015.

E’ disponibile anche la versione Quaderno di ricerca, in formato Pdf, liberamente scaricabile cliccando qui

Ciclicamente su Internet e sulla carta stampata ritornano articoli in cui si auspica una limitazione del trading in materie prime. Gli articoli hanno una larga presa sul pubblico e puntano al cuore dei sentimenti dato che i mercati finanziari sarebbero colpevoli di speculare sulla povertà e la fame nel mondo; vengono quindi coniati termini come “cereali di carta” o “barili di carta” per indicare i derivati sulle materie prime.
Si tratta di argomentazioni che molto spesso hanno radici ideologiche e che perlomeno sottendono una scarsa conoscenza dei mercati commodity; in questo articolo esamineremo per quale motivo i contratti che giungono alla reale consegna della merce sono di modesta entità rispetto al transato e in che modo il mercato delle merci fisiche è legato a quello dei derivati finanziari.

“Cereali di carta”, “barili di carta” così vengono spesso definiti i mercati finanziari delle commodity, per sottolineare che si tratta di un mondo parallelo alla realtà e che con sprezzante crudeltà specula sulla povertà e la fame nel mondo.

In realtà questi mercati sono nati a metà dell’ottocento per esplicita esigenza degli operatori e ben prima della forte spinta alla finanziarizzazione globale; inoltre a fronte di 630 mila miliardi di dollari in derivati a fine 2014 (dati della Banca dei Regolamenti Internazionali riferiti ai derivati OTC, quelli negoziati sulle borse erano circa 28 mila miliardi) solo, in termini relativi ovviamente, 1.900 miliardi riguardavano commodity.

La principale accusa che viene mossa è che i contratti negoziati vanno ben oltre il consumo annuale; in questo senso l’aspetto che viene travisato è la differenza tra i volumi negoziati e l’open interest a fine giornata.

Ricordiamo che l’indicatore dei volumi è di fatto un contatore giornaliero che si incrementa ad ogni contatto scambiato; l’open interest, invece, rappresenta le posizioni effettivamente mantenute aperte a fine giornata. È quindi questo il dato che deve essere valutato per comprendere lo spessore del mercato, depurandolo dal rumore generato da un’infinità di scambi che gli operatori stessi possono compiere nell’arco della giornata a seconda delle condizioni di prezzo.

A solo titolo di esempio riportiamo un caso storico, ma proprio per questo emblematico: nel luglio del 2008 il petrolio WTI giunse a ridosso dei 150 dollari il barile; a quel tempo l’open interest dei contratti a scadenza nel mese successivo era pari a 286 milioni di barili, pari a 3,28 giorni di consumo mondiale. Ancor più significativo l’esame dell’open interest di tutti i contrati in scadenza sino al dicembre 2016 che corrispondeva a 1.294 milioni di barili pari a 14,87 giorni di consumo mondiale.

Evidentemente si trattava di quantità ben contenute rispetto all’effettivo consumo e che una volta contestualizzate rendono inconsistenti le argomentazioni della stampa all’epoca dei fatti.

L’ulteriore accusa contro i mercati commodity riguarda la reale consegna della merce rispetto ai contratti che giungono in scadenza. La motivazione addotta è che se solo il 5% dei contratti future da origine alla consegna della merce fisica, il restante 95% è rappresentato dalla speculazione.

Il ragionamento appare lapalissiano, ma al contempo dimostra un’abissale ignoranza sul funzionamento dei mercati commodity.
Per cercare di fare un po’ di chiarezza occorre partire da come agiscono gli operatori sul mercato fisico, dove troviamo produttori, trasformatori e utilizzatori.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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