BCE: un altro passo verso FED e BOE

BCE: un altro passo verso FED e BOE

Giovedì 5 luglio la BCE ha abbassato di un quarto di punto il tasso di sconto dell’Eurozona portandolo allo 0,75% con decorrenza 11 luglio; una manovra che tende a ridurre il divario di tassi rispetto alle banche centrali di Stati Uniti (0,25%) e Regno Unito (0,50%).

Si tratta di un ulteriore tassello di politica monetaria che si va ad aggiungere ad altri meno convenzionali, come l’operazione LTRO che è stata ampiamente descritta negli approfondimenti dell’Osservatorio trimestrale sui dati economici italiani.

La conferenza stampa tenuta da Mario Draghi ha esposto le motivazioni alla base del taglio di 25 basis point del tasso di sconto, ma a nostro modesto avviso vi sono degli elementi che non sono stati particolarmente evidenziati.

Il primo è relativo al tasso di remunerazione dei depositi presso la banca centrale che viene portato a 0. Una misura che dovrebbe ridurre i depositi da parte delle banche, che a marzo hanno toccato la cifra record di 821 miliardi di euro. Difficilmente comunque questa misura si tradurrà in una maggiore disponibilità a finanziare le imprese, ma forse contribuirà solo a un maggiore acquisto di titoli di Stato da parte delle banche.

Un altro aspetto toccato ma con una limitata enfasi è stato quello relativo all’inflazione; secondo il Governatore Mario Draghi, l’inflazione è in discesa e continuerà questa tendenza nella seconda parte dell’anno e nel 2013.
Il diavolo sta nei dettagli e proprio su questo aspetto potrebbero giungere le sorprese. Già nel passato avevamo esaminato la Regola di Taylor (gli articoli si possono trovare qui e qui), che indica il tasso di interesse appropriato in base allo scostamento tendenziale del Prodotto Interno Lordo (output gap) al fine di evitare un aumento di inflazione.

La formula per ricavare il tasso di interesse che dovrebbe essere adottato dalla banca centrale è:

(1,5 x tasso di inflazione) + (0,5 x output gap) +1

Dove l’output gap è la differenza fra la crescita del Pil reale e il suo trend storico di lungo termine. Esso risulta negativo quando la crescita è inferiore alla media storica, mentre assume valori positivi quando l’economia si surriscalda e tende a generare inflazione.

I dati necessari a ricavare il tasso di interesse sono:

Dati necessari per effettuare il calcolo secondo la regola di Taylor - Cliccare per ingrandire

Si precisa che l’output gap è stato ricavato dalla versione preliminare dell’Economic Outlook dell’Ocse rilasciato a maggio 2012, mentre per l’inflazione si sono utilizzati i dati Eurostat rilasciati a giugno 2012.

Nel grafico seguente vengono riportati rispettivamente per Regno Unito, Stati Uniti ed Eurozona i tassi di interesse della banca centrale (istogramma blu), il livello di inflazione (istogramma giallo) e il tasso appropriato calcolato mediante la regola di Taylor (istogramma rosso).

Cliccare per ingrandire

Come è possibile osservare chi si trova più lontano dal tasso della regola di Taylor è la Bank of England che dovrebbe adottare un tasso vicino al 3,75% a fronte dello 0,50 adottato; lo scostamento è pari al 3,25%.

Anche la BCEadotta un tasso abbastanza distante da quello suggerito dalla regola di Taylor, 0,75% al posto del 2,80%; lo scostamento è pari al 2,05%.
La FED al posto di un tasso dello 0,25% dovrebbe adottare un 1,75%; lo scostamento è pari all’1,50%, sembrerebbe il migliore ma in termini di raffronto tra tasso adottato e suggerito è praticamente equivalente alla BOE (0,25% all’1,75% è simile allo 0,50% rapportato al 3,75%).

Ora cosa potrà succedere se il tasso calcolato con la regola di Taylor è più alto di quello adottato dalle banche centrali? La risposta sta nella formula che abbiamo presentato precedentemente: l’inflazione tenderà ad aumentare e l’output gap diventerà meno negativo.
Con quale proporzione varieranno inflazione e output gap?
Non possiamo dirlo con precisione, sono due facce della stessa medaglia e sono soggette entrambe a delle distorsioni, però è abbastanza ragionevole attendersi che la variazione possa essere vicina alle proporzioni della regola di Taylor: a fronte di un aumento dell’inflazione il beneficio sul riallineamento alla tendenza di lungo termine del Pil sarà solo di un terzo.

L’impatto maggiore, quindi, non sarà sulla crescita ma sull’aumento dei prezzi (sia degli asset finanziari che delle merci reali, anche se in tempi diversi); ciò sarà associato a una perdita del potere di acquisto del denaro e a una diluizione dei debiti dei Governi. Chi avrà acquistato obbligazioni governative, oltre ad essersi assunto dei rischi sulla capacità di rimborso dell’emittente, si troverà nella migliore delle ipotesi un ritorno economico reale negativo.

Per concludere, nessuna fra le tre banche centrali può considerarsi più virtuosa delle altre e le misure di stimolo portano sempre con sé degli effetti collaterali. Al di là delle dichiarazioni, ci appare assai improbabile che l’inflazione possa restare sotto controllo, vuoi per i tassi adottati vuoi per l’ampliamento della base monetaria a seguito di manovre non convenzionali. Ovviamente la verità la si scoprirà cammin facendo, ma se così fosse un po’ di oro nei portafogli sarebbe consigliabile; chi volesse saperne di più su come investire in oro e con quali strumenti potrà acquistare la guida di 112 pagine in PDF: L’oro e gli strumenti di investimento.

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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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