Attenti ai fondi obbligazionari!

Attenti ai fondi obbligazionari!

L’investimento in fondi obbligazionari potrebbe sembrare una buona scelta per molti risparmiatori, sebbene i tassi d’interesse sulle obbligazioni degli emittenti più sicuri siano ormai a livelli estremamente risicati e, in ogni caso, inferiori all’inflazione. Questo significa che il tasso d’interesse reale è negativo e quindi, anche nel caso in cui l’investitore reinvesta il flusso cedolare dalle obbligazioni in portafoglio, avrà perso in termini di potere d’acquisto quando l’obbligazione scadrà.

Il fondo obbligazionario, invece, sembra essere in grado di sposare l’esigenza di un investimento sicuro con quella di un rendimento degno del nome. Molto fondi sembrano in grado di generare ritorni anche del 4 – 7% nell’attuale contesto e quindi i gestori sembrano svolgere bene il loro lavoro, dando un certo valore aggiunto che, purtroppo, spesso viene a mancare nel contesto del risparmio gestito.

Ma come fa un gestore a generare un ritorno notevolmente superiore ai tassi d’interesse disponibili sul mercato? La magia non c’è, dato che gli strumenti di base sono gli stessi, sia per il fondo obbligazionario, sia per l’investitore retail. E’ vero che un fondo ha accesso a titoli non normalmente distribuiti al dettaglio, ma questo vantaggio non può spiegare tutta la differenza. La verità è che il ritorno della maggior parte dei fondi obbligazionari è stato spinto proprio dalla discesa dei tassi d’interesse! Man mano che i tassi sono scesi, sono saliti i corsi dei titoli obbligazionari che i fondi avevano già in portafoglio.

Immaginiamo un portafoglio obbligazionario compreso da tre titoli, con scadenze nel 2018, 2020 e 2022 e tassi, rispettivamente, del 3, 6 e 5%, tutti acquistati alla pari (ovvero con un valore nominale di 100). Se il peso di ciascun titolo è uguale e i tassi rimangono invariati per il primo anno, il portafoglio renderà il 4,67% (ignoriamo l’effetto di imposte, commissioni e altre spese). Se nel secondo anno di vita del portafoglio, i tassi d’interesse dovessero scendere dell’1% per ciascuno dei titoli in portafoglio, l’investitore godrà non soltanto del 4,67% derivante dal flusso cedolare (che rimane ovviamente invariato se non si movimenta il portafoglio), ma avrà anche una plusvalenza di circa il 6,35% sul corso dei titoli; nel complesso quindi si troverà con un rendimento complessivo dell’11% circa!

A grandi linee, il portafoglio ipotetico esaminato nel paragrafo precedente evidenzia il meccanismo sottostante ai ritorni dei fondi obbligazionari in questi ultimi anni. Il problema di oggi è che i rendimenti sulle obbligazioni sicure sono molto bassi e quindi non ha più senso credere che questi rendimenti continueranno a comprimersi nel prossimo periodo. La spinta dei corsi dei titoli in salita ormai si è quasi esaurita e se il trend dei rendimenti in discesa dovesse invertirsi, i fondi obbligazionari avranno difficoltà a generare dei rendimenti positivi, perché il flusso positivo generato dalle cedole potrebbe essere interamente compensato dalla perdita dei corsi dei titoli stessi.

Come ci si può difendere da questo fenomeno? In primo luogo, bisogna cercare di superare la paura di investire nel mercato azionario. La borsa è un casinò soltanto se ci si va per azzardare i propri soldi! Analizzando bene i titoli per trovare quelli che hanno buoni dividendi, una struttura patrimoniale sufficientemente solida e buona capacità di generare flussi di cassa permette di ottenere rendimenti interessanti senza rischiare troppo. Le nostre analisi possono aiutare per trovare titoli idonei.

E per coloro che non possono fare a meno dell’investimento in obbligazioni? Il consiglio è di investire direttamente in un certo numero di titoli con scadenze “a scaletta”, in modo tale che ogni 6 – 9 mesi ci sia una scadenza da reinvestire. Sono da evitare assolutamente le scadenze più lunghe in quanto sono quelle che risentono maggiormente della variazione dei tassi; sarebbe meglio non andare oltre i 3 anni. Seguendo questa strategia si otterranno rendimenti molto magri nel breve periodo, ma perlomeno si potrà reinvestire a tassi migliori man mano che i titoli in portafoglio giungono a scadenza. Il fondo obbligazionario generalmente non ha questo beneficio in quanto è legato a un certo posizionamento sulla curva dei tassi (ad esempio 3 – 5 anni), il che significa che la maggior parte dei titoli non viene portato a scadenza.

La strategia indicata ha anche il vantaggio di non costare molto in termini di commissioni. Ai giorni d’oggi si deve scegliere se remunerare se stessi o il gestore; per tutti e due non ce n’è (a voi la scelta)!

Nei prossimi giorni, renderemo disponibile un suggerimento per una “scaletta” iniziale di titoli obbligazionari.

Per chi volesse approfondire l’argomento, conoscere cosa significa e come impatta la duration, imparare a selezionare gli investimenti obbligazionari è disponibile lo studio: Investire in obbligazioni con gli ETF

 

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Andrew Lawford
andrew@mazzieroresearch.com
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