Agricoli: prezzi bassi, ma non durerà

Agricoli: prezzi bassi, ma non durerà

Come appaiono lontani gli anni in cui le materie prime sembravano diventate il nuovo Eldorado degli investimenti: economie emergenti con tassi di crescita stratosferici e Baltic dry index (l’indice dei noli marittimi) alle stelle.

Oggi nulla di tutto questo è presente, con un petrolio che pur avendo corso molto negli ultimi due mesi resta a livelli contenuti e un oro senza direzione che cerca di difendere la zona dei 1.200 dollari l’oncia. Se si allarga il nostro orizzonte, le quotazioni degli agricoli appaiono ancora più depresse.

Eppure è proprio in questi casi che si dovrebbe prestare attenzione all’aspetto ciclico delle materie prime, in quanto i prezzi bassi sono i migliori dottori di se stessi ed è ovvio che gli incentivi alla produzione sono direttamente collegati alle loro quotazioni.

In questo articolo faremo una breve carrellata sulle tre colture principali descrivendo la situazione grafica dei prezzi e le principali variabili fondamentali.

Grano

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I prezzi si trovano al di sotto dei 5 dollari a bushel (160 euro per tonnellata) e stanno avvicinandosi a un supporto di lungo termine che è stato in grado di ridare vigore ai prezzi nel passato.


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La produzione mondiale è in calo mentre i consumi sono leggermente in crescita; malgrado un ampliamento delle scorte la condizione di surplus potrebbe presto essere riassorbita.

Se nell’emisfero settentrionale ci si avvia al momento del raccolto, in quello meridionale si inizia a ragionare sulla prossima stagione che potrebbe essere pesantemente influenzata da El Nino, il fenomeno meteorologico del sud Pacifico.

Mais

 

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Le quotazioni sono inserite in un trend ribassista di medio termine, pur avendo raggiunto il livello significativo di 3,5 dollari a bushel (125 euro per tonnellata), la discesa potrebbe spingersi sino a 3,2 dollari. Stiamo per entrare in area valore e quindi il rimbalzo potrebbe svilupparsi in modo inaspettato e violento.


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La produzione mondiale appare pressoché costante, i consumi sono in crescita mentre le scorte finali di stagione sono solo lievemente più alte. Da evidenziare forti cali di produzione per Europa, Russia e Stati Uniti, incrementi invece per Canada, Cina e Argentina.

Soia


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Le dinamiche della soia sono sempre molto complesse da interpretare; dopo un periodo euforico, al di là di ogni ragionevole aspettativa, le quotazioni sono entrate un anno fa in un clima fortemente ribassista.

Anche la base dei 9,5 dollari a bushel (315 euro per tonnellata), che aveva sostenuto i prezzi da inizio anno, ha ceduto portando le quotazioni ad avvicinarsi ai 9 dollari, livello che aveva innescato un forte recupero nell’ottobre scorso.


SoiaProdMond

La produzione mondiale resta pressoché costante, anche se è probabile che questi prezzi tendano a ridurla in qualche misura, il consumo invece cresce di oltre il 5%. Cina e Stati Uniti vedono una contrazione della produzione a fronte di un’Unione Europea in espansione.

Conclusioni

L’attuale scenario resta improntato al ribasso per le quotazioni agricole, ma potremmo essere vicini a un inversione di tendenza. Occorre anche ricordare che nelle materie prime ogni analisi va usata in modo pragmatico, dato che è sufficiente un report sulla produzione o un evento climatico per capovolgere di colpo le prospettive. Potrebbero arrivare dei tempi molto duri per i ribassisti e da qui in avanti conviene usare cautela.


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Maurizio Mazziero
maurizio@mazzieroresearch.com

Analista finanziario, fondatore Mazziero Research, Socio Professional SIAT ed esperto di materie prime è responsabile del Comitato di Consulenza di ABS Consulting. Autore di numerosi libri fra cui la “Guida all’analisi tecnica”, il “Manuale dell’investitore consapevole” e il nuovissimo “Investire in materie prime”, viene spesso invitato come esperto di mercati ed economia in convegni, seminari, convention aziendali e programmi radiotelevisivi. Pubblica trimestralmente un Osservatorio sui dati economici italiani.

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