2013: un anno da dimenticare per oro e argento

2013: un anno da dimenticare per oro e argento

Il mese di dicembre è tradizionalmente un mese di bilanci; ogni analista osserva come sono andati i mercati nel corso dell’anno per cercare di capire cosa aspettarsi dall’anno che verrà.

Indiscutibilmente il 2013 per oro e argento si è trattato di un annus horribilis; il primo ha lasciato sul terreno il 26%, mentre l’argento è crollato del 36%. Sicuramente la perdita per l’investitore è ancora maggiore dato che questi calcoli sono stati fatti confrontando i prezzi dei due metalli di inizio anno con quelli del 6 dicembre e quindi:

  • non tengono conto del Roll Yield, il guadagno o perdita derivante dal roll over delle posizioni;
  • non tengono conto della variazione del cambio euro/dollaro (un ulteriore 4% di perdita).

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Cosa attenderci per il prossimo anno?
La comunità finanziaria è letteralmente spaccata sull’argomento:

  • Da un lato prevale il normale sviluppo ciclico dei mercati; l’oro – e l’argento pur essendo un metallo industriale ne seguirà le sorti – può già ritenersi miracolato per aver inanellato 12 anni consecutivi di rialzo, l’inversione di rotta è normale, fisiologica e oltretutto continuerà.
  • Dall’altro vi sono quanti restano scettici sulle manovre non convenzionali delle Banche Centrali e quindi ritengono altrettanto normale che l’oro costituisca un’assicurazione nel caso di una perdita di fiducia nelle valute.

L’osservazione del grafico è impietosa: ormai siamo a un soffio dai minimi di giugno; le quotazioni intorno ai 1.230 dollari l’oncia stanno cercando di creare una base, ma siamo troppo vicini a quella quota di 1.178, segnata a fine giugno, che costituisce anche un approdo del canale discendente iniziato ad agosto. L’eventuale reazione, invece stante la configurazione grafica, potrebbe incontrare serie difficoltà intorno ai 1.300 dollari.

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Cosa potrebbe succedere?
Le modalità con cui si sono sviluppati i ribassi di aprile e diverse altre sedute disastrose del metallo giallo non lasciano molta speranza per i tori; gli orsi sono tonici ed ora tenteranno il tutto per tutto: forzare il baluardo di difesa e portare le quotazioni al di sotto dei minimi di giugno, e magari oltre, sotto i 1.000 dollari, per spingere alla capitolazione definitiva degli investitori nel metallo giallo.

Quindi che fare… andare short?
Coloro che non credono nell’oro l’hanno già fatto da tempo, ora potrebbe risultare rischioso qualora non si fosse in grado di seguire le quotazioni minuto per minuto. La reazione di ricopertura, quando avverrà, sarà violenta e lascerà altrettante vittime di quante ne ha lasciato questa profonda correzione.

Ostinati gli altri, coloro che hanno pervicacemente creduto nel potere di protezione dell’oro, e chi scrive si annovera fra questi, dovranno soffrire in silenzio ancora una volta e ripercorrere le numerose motivazioni che li hanno spinti ad investire nel re dei metalli.

La battaglia è ancora lunga e (va sempre ricordato) con la “carta” non si vincono le guerre.
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Andrew Lawford
andrew@mazzieroresearch.com
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